Il lavoro di Martin Bertelmann arriva in un momento in cui le immagini sembrano non avere più peso. Scorrono, si duplicano, spariscono. Lui sceglie invece la fotografia analogica, il fotogramma, la camera oscura e l’installazione: tecniche che restituiscono all’immagine una durata, un corpo e persino una resistenza.
Nato a Riesa nel 1990 e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Dresda, Bertelmann osserva paesaggi e dettagli segnati dall’intervento umano. Non cerca la scena spettacolare. Raccoglie indizi ai margini della percezione, tracce silenziose che diventano eloquenti soltanto quando decidiamo di concedere loro attenzione.
La lentezza come precisione
Prima di diventare contenuto, un’immagine è un’esperienza del tempo.
Inside the First Image, presentata a Roma da Curva Pura, mette in relazione fotografia e video-installazione per interrogare origine e circolazione delle immagini. È una mostra da visitare senza agenda serrata. Lasciate che lo sguardo si abitui ai neri, ai vuoti, alle differenze minime: il lavoro comincia proprio quando pensiamo di aver già visto.
Per conoscere questa ricerca suggeriamo di osservare la qualità delle stampe, la relazione con lo spazio e la coerenza fra soggetti diversi. Non domandate subito che cosa rappresenti una fotografia. Chiedetevi piuttosto che tipo di attenzione produce. È una domanda più lenta, ma spesso conduce molto più lontano.

