Ricostruire senza neutralizzare
Nel 2019 Germano Celant ha curato a Ca’ Corner della Regina la prima vasta retrospettiva di Jannis Kounellis dopo la morte dell’artista. Il progetto, sviluppato con l’Archivio Kounellis, ha riunito più di sessanta opere dal 1959 al 2015.
L’obiettivo dichiarato era ricostruire storia artistica e storia espositiva. Lettere, frecce, sacchi, carbone, metallo, cappotti e strumenti musicali non vengono isolati in una sequenza astratta: entrano in dialogo con le sale settecentesche del palazzo.

L’architettura è parte del racconto
Kounellis ha sempre lavorato con peso, soglia, gravità e teatro. Celant dispone le opere in modo che pareti, porte, pavimenti e cortile agiscano come elementi del montaggio. Le grandi installazioni non illustrano una fase: occupano e misurano lo spazio.
Al piano terra, film, cataloghi, inviti, manifesti e fotografie d’archivio restituiscono le condizioni in cui i lavori erano apparsi. È una lezione precisa: la biografia di un’opera comprende anche i suoi allestimenti, le trasformazioni e i contesti.

Documentare un’opera variabile
Per installazioni composte da materiali comuni, la domanda decisiva non è soltanto “che cosa è originale?”. Contano schema, quantità, dimensioni, elementi sostituibili, istruzioni dell’artista e precedenti autorizzati.
Una mostra filologicamente solida offre confronti utili, ma l’acquisto richiede il certificato dell’opera specifica. Foto storiche e cataloghi servono a controllare che un futuro riallestimento conservi relazioni, tensione e proporzioni.

Fonti e link
Foto Agostino Osio – Alto Piano / Courtesy Fondazione Prada, via Espoarte
